TEMPIO E (460-450 a.C.)
periptero esastilo; lunghezza m.70,18; larghezza m.27,65; cella doppiamente in antis con adyton; colonne 6 x 15, altezza m.10,19, diametro inferiore m.2,23.
L`edificio attuale è frutto di una ricostruzione risalente agli anni Cinquanta. Il tempio oggi visibile è il terzo di una serie di costruzioni, tutte col medesimo orientamento. Gli studiosi tendono ad individuare un tempio protoarcaico, E1 distrutto da un incendio nel 510 a.C. circa un secondo edificio, E2, la cui costruzione, avviata intorno al 500 a.C. rimase incompiuta a livello di stereobate, ed infine il più recente, l`attuale tempio E, risalenteal 460-450 a.C.
Il tempio più arcaico era un edificio di proporzioni considerevoli, la cui pianta coincideva secondo l`esplorazione effettuata sulla metà orientale con le dimensioni della cella del tempio attuale. Si ipotizza una cella con adyton e pronao in antis.
In blocchi di calcare giallo (quello delle cave di Cusa è grigiastro), poi reimpiegati in parte nello stereobate di E2, il tempio aveva un sistema di impermeabilizzazione di tegole assai raffinato.
L`uso di questo tipo di copertura nel VII secolo è un esempio interessante della ricerca e sperimentazione tecnico-architettonica condotte nelle colonie. La vivace, vistosa e ricca policromia della decorazione fittile (antefisse) accentuava in modo singolare il coronamento dell`edificio. La realizzazione di E1 e del suo témenos non sarebbe stata possibile, nella generazione successiva a quella della fondazione, senza l`esistenza di maestranze indigene abili nel lavorare la pietra e nello sfruttare le cave disponibili, maestranze che dovettero integrare il lavoro dei coloni.
E` interessante osservare come idee e tecniche esterne, provenienti forse direttamente dalla Grecia continentale, dall`area corinzia (vedi il sistema di copertura), venissero assimilate e interpretate secondo nuove e specifiche esigenze espressive.
Ad est, a una decina di metri dalla fronte del tempio, era l`altare di E1: ne rimangono l`incasso nella roccia naturale e alcuni blocchi della parte più settentrionale della struttura in elevato.
E veniamo al tempio attuale. Cronologicamente esso appartiene, come è stato osservato, al gruppo dei templi che rappresentano la tirannide siciliana al suo apice. Periptero esastilo, riveste notevole importanza perchè l`organizzazione tradizionale dello spazio sacro si combina con le nuove esigenze dell`ordine dorico maturate nella madrepatria: l`ampiezza del naos, l`adyton, la frontalizzazione accentuata (vedi la gradinata est, cui fanno seguito in profondità i gradini di accesso alla cella e al sacrario), l`opistodomo che, conferendo simmetria alla cella, comporta l`allungamento della pianta (di conseguenza si hanno 15 colonne sui lati lunghi), le colonne alte e snelle, la chiarezza e l`equilibrio proporzionale tra capitelli, cornici e colonne, infine le correzioni ottiche (éntasis, doppia inclinazione delle colonne, curvatura dello stilobate) applicate sistematicamente, fatto non comune nelle colonie.
Il modello oscilla, per gli studiosi, tra Olimpia (Tempio di Zeus) e Atene (Partenone). In genere si tende ad identificare il tempio con un Heraion (tempio in onore di Hera). Nell`adyton, sotto le rovine del muro di separazione dell`opistodomo, in prossimità di un altare e di una base per statua, sono state rinvenute una testa femminile e un`iscrizione. Il frammento scultoreo (VI secolo a.C. circa), per la sua posizione all`interno dell`edificio, le dimensioni e il pòlos, può ben riferirsi alla statua di culto, mentre l`iscrizione (III sec.) è la dedica di Archeso, figlia di Eschilo, alla dea Era (I.G. XIV, 271). Le metope figurate, in calcare ma con inserti in marmo per le parte femminili nude e in bronzo per gli accessori, come le armi, sembrano avvalorare l`attribuzione del tempio ad Era, come divinità capace di produrre ordine, Kòsmos.

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